Non è matto

downloadApro il New York Times, leggo su Facebook i post di amici americani (quasi tutti ebrei, quasi tutti democratici) e mi sembra di esser tornato nell’Italia degli anni Novanta. Tutti questi americani sconfortati, terrorizzati, divertiti, perplessi. Ci sono quelli che si chiedono se Trump sia mentalmente instabile. Ci sono quelli che sottolineano i suoi errori di geografia.
“Che Presidente incompetente che abbiamo” dice il New York Times, che nel frattempo dice ai propri lettori: “voi siete più competenti di lui”. E loro pagano. Ci avete mai pensato? Quando comprate un quotidiano, o accendete la TV o aprite un sito state anche esprimendo una appartenenza. Se comprate un quotidiano, pagate per sentirvi parte del gruppo sociale che legge quel quotidiano.
Secondo me stanno facendo lo stesso errore che abbiamo fatto in Italia con Berlusconi. Quell’uomo non è matto. Un matto non diventa Presidente degli Stati Uniti d’America.  Non è che Trump fa battute perché preso dal panico e perché sa che si trova davanti un giornalista più competente di lui. Non glie ne frega nulla dell’opinione di quel giornalista, e dei suoi lettori. Cioè di noi. Lo so che sembra impossibile, ma ci sono interi gruppi sociali a cui non frega un cazzo del nostro disgusto e delle nostre paure. E non leggono il New York Times.
La conferenza stampa di ieri è stato uno show per i suoi supporters. La classe media incazzata con “l’establishment”, in cerca di un capro espiatorio da accusare per le proprie disgrazie, lo applaude e fa il tifo.
Fino a quando gli elettori di Trump non verranno convinti che anche il loro eroe è parte dell’ “establishment” continueranno a credere alle sue favole. Esatto, come in Italia. Ci divertivamo alle spalle di questa gente rozza, arricchita poco e male, aspiranti miliardari che devono ancora finire di pagare il mutuo per la casa e danno la colpa ai giudici comunisti, casalinghe che guardano Beautiful e se la prendono con l’Europa se aumenta il prezzo dei carciofi. Gli anni di Berlusconi sono stati anni fantastici per la satira. E ad ogni elezione lo davamo per finito, perché era stupido, caciarone, circondato da fascisti, da incompetenti e da adulatori. E’ un narcisista, diagnosticavamo. E’ malato. E lui vinceva di nuovo.
Buona fortuna, America.

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Una risposta a Non è matto

  1. Finrod ha detto:

    gli errori di geografia… mi ricordo che 10 anni fa durante la campagna elettorale ad un certo punto Obama se ne era uscito dicendo una cosa tipo “sono un po’ stanco perché fare comizi per tutti i 58 stati dell’Unione è faticoso”, ne ho parlato ad un mio conoscente che era in pieno rant sugli “errori” di Berlusconi dicendo che beh, se parli molto, errori del genere possono scappare e non significano molto… infatti appunto capitavano persino ad Obama. La sua risposta? Che gli errori di B ne dimostravano quanto fosse un cialtrone, quello di Obama… che grand’uomo era perché… beh, perché il giorno dopo si è corretto…
    Chiaramente il discorso vale anche per Trump 😉

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