Parliamo di economia; anzi no, di Bob Dylan

Esiste un Paese in cui le entrate delle tasse sono superiori a quanto preventivato nel budget. E in cui il governo si appresta a tagliare le tasse, come recentemente comunicato. E mentre arrivava questa notizia ne è arrivata un’altra, di segno ancora più positivo. Una impresa locale è stata acquistata da un gigante dell’informatica (si tratta di progettare e realizzare le auto senza guidatore, potete immaginare il business), che significa altri soldi in circolo nel sistema economico, ulteriori riduzioni di tasse e reddito in crescita. I posti di lavoro, ovviamente, restano in loco.

Questo Paese è Israele.

Leggo la notizia e mi viene in mente una leggenda che girava qualche anno fa . La diffondevano soprattutto fonti iraniane. L’economia di Israele -ci rivelavano- era in profonda crisi, da anni, ma che dico da decenni e la militarizzazione del conflitto era la risposta a queste ed altre tensioni.

Quali tensioni?

Noi comuni mortali vedevamo provocazioni di Hamas e risposte degli israeliani (sempre un po’ troppo tardi, a mio modesto parere). Ma la sbroccosfera vedeva la militarizzazione del conflitto. Ai palestinesi viene insegnato fin dall’infanzia (in scuole pagate dall’ONU, cioè da voi)  che gli ebrei sono scimmie  e maiali, che gli ebrei hanno rubato la casa agli arabi, che gli ebrei verranno sconfitti al prossimo round, che presto tutti i palestinesi espulsi da Israele, compresi i loro nonni, torneranno a riprendersi il maltolto. Ma capite, è Israele che militarizza il conflitto. Perché?  Per rispondere alle tensioni.

Quali tensioni?

E dai, vi devo spiegare tutto? Prendiamo per esempio la convivenza tra sefarditi e ashkenaziti. Cioé voi pensate che ogni nuova ondata migratoria ha ovviamente dei problemi con quelli che sono già lì. Anche se il Paese, ed è il caso di Israele, di immigranti ha bisogno. Brontolare contro il il nuovo venuto è una caratteristica umana universale e la società israeliana non fa eccezione. Ci si scherza fin da quando la TV era in bianco e nero.

Anche se poi il nuovo venuto resta. A volte per mancanza di alternative, altre volte perché, oh tu guarda che strano, il sionismo è un -ismo che mantiene le promesse. Comunismo e fascismo sono finiti nella pattumiera della storia, il sionismo ha raggiunto il suo scopo: dare una Patria agli ebrei. Sembra un successo. Mica stupisce che la stragrande maggioranza degli ebrei sostenga tale progetto.

Ma no, le cose non sono mica così semplici! Dovete sapere che gli israeliani sono un popolo inventato, non sono un vero popolo come i palestinesi! Gli israeliani sono un insieme eterogeneo di etnie che si odiano tra di loro, tenuti insieme da una religione che come tutte le religioni (tranne l’Islam) è alienazione fame morte e miseria.

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“Milioni di morti in Italia!” (C.T., esperto sbroccotronico di affari religiosi)

Israele quindi, recitano con convinzione da decenni, non può durare. Intanto è crollata l’Unione Sovietica, Arafat è finito nella fossa, ma cosa volete che siano i dettagli quando uno ha dalla propria parte la profonda conoscenza dei processi storici.Le sconfitte sono solo temporanee, per quelli che conoscono i profondi processi storici.

E i profondi processi storici dicono che la Palestina trionferà e gli ebrei verranno puniti per l’arroganza di aver stabilito uno Stato. Intanto i palestinesi muoiono in guerre dichiarate da loro, perché vorrebbero tanto fare la pace che uno si chiede, ma non volevano la vittoria finale? Ma sono gli israeliani, cattivi, militarizzano il conflitto. Tutto da soli, che gli altri, sapete, son solo colombe. Perché sono musulmani e l’Islam è una religione di pace.

A proposito: siccome i musulmani, ovunque siano, soffrono moltissimo per quel che succede ai palestinesi, eccovi servita la prossima rivelazione: la guerra (dell’integralismo islamico contro il resto del mondo) è colpa degli ebrei. Se anche tu fossi un musulmano che vive in Indonesia soffriresti terribilmente per quel che succede in Palestina. Quindi ti radicalizzi, ma mica è colpa tua.

Qui arrivavano le sofisticate analisi degli sbroccotronici. Volete fermare la guerra? Levate agli ebrei i loro privilegi!  Non esattamente una teoria nuovissima, diciamo.

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I compagni Julius Evola e  Giovanni Preziosi  figurano tra gli autori di questo importante studio.

Le fonti della predetta cazzata erano sostanzialmente due. Il caro vecchio antisemitismo di tipo sovietico, secondo cui gli ebrei non sarebbero un popolo, e quindi nemmeno lo sono gli israeliani. E poi la fola di origine iraniane sulla crisi dell’economia di Israele.

Uno che credeva a tutte queste cazzate era Leonardo Tondelli, professione insegnante, hobby: inventore di fake news in cui accusa rabbini inesistenti di istigare all’odio verso gli immigrati. Poi però si corregge [il post era del 2016]

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Cercate di capire che nel mondo di Leonardo Tondelli criticare l’Islam e massacrare bambini di immigrati sono azioni strettamente collegate, quindi Tondelli con questo tweet ha praticamente fermato un genocidio. O perlomeno ne ha individuati i colpevoli.

Non so bene se Tondelli segua ancora le notizie dal Medio Oriente. Adesso non ne parla più; scrive un sacco di roba su Bob Dylan. Decisamente non sa stare senza pensare in qualche modo agli ebrei.

Ma c’è stato un periodo in cui raccontava a tutti di aver passato una settimana a Gerusalemme in Palestina dove gli avevano spiegato tutti i misteri di quell’angolo di mondo. E aveva appunto appreso che gli ebrei fanno la guerra ai pacifici palestinesi per via di questa crisi economica decennale.

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Il post è del gennaio 2009. Non lo linko perché a Tondelli non piace proprio essere linkato da me (e da nessun altro ebreo, controllate pure).  La crisi, da decennale si è fatta eterna e da economica diciamo metafisica. Intanto è passato un sacco di tempo.

Tondelli sosteneva che, nella sue vacanza premio in cui -per via dei tratti somatici- lo scambiavano per ebreo -sapete, lui mica è razzista–  di aver parlato con un sacco di israeliani ebrei.

E io non faccio fatica a crederlo, davvero. Per tutti gli anni Novanta in Israele era un mestiere diffuso raccontare ai benintenzionati ragazzotti europei che arrivavano in Palestina nei vari viaggi premio quel che loro volevano sentirsi raccontare. Un lavoro facile, direi. I ragazzotti come il Tondelli non erano proprio delle cime e la domanda: Come mai da tutta questa opera di informazione non segue alcuna mobilitazione? non li sfiorava affatto. E poi erano gli anni di Berlusconi, quindi non erano molto motivati a mobilitarsi, sapendo di andare incontro a sconfitte.

Cosa sarà successo, dopo il 2009, a quegli israeliani che davano a Tondelli ed ai suoi il brivido di venire a contatto con “l’opposizione”, quella piccolissima minoranza di ebrei israeliani che non meritava di essere odiata (tutti gli altri ebrei si meritano di essere odiati, sia chiaro, così imparano a votare Likud)?  E soprattutto,  cosa sarà successo a quei palestinesi che, galvanizzati dall’appoggio internazionale, han continuato a rifiutare una pace con Israele e a coltivare sogni di rivincita? Purtroppo lo sappiamo. C’è chi è morto, in guerre che si illudevano di vincere. Pensare che avrebbero potuto essere vivi e beneficiare del positivo andamento dell’economia di Israele, questo è davvero triste.

Chissà se ci pensa anche Tondelli, ogni tanto.

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6 risposte a Parliamo di economia; anzi no, di Bob Dylan

  1. ysingrinus ha detto:

    Era il periodo in cui il Tondello faceva quel simpaticissimo gioco del “Vai avanti tu, che sembri ebreo”?
    Io vorrei trasferirmi in Israele se ne avessi la possibilità.

    • nahum נחום ha detto:

      Credo facesse quel gioco con i suoi amici durante la sua vacanza estrema in Palestina, durante la quale tutto quello che sapeva prima e’ stato confermato da quel che ha visto. Stavo per dire vissuto, ma sono parole forti. Una volta tornato, si e’ messo a pontificare.

  2. Mike - L'uomo da un braccio solo ha detto:

    Una multinazionale americana ha comprato una società israeliana, che da quello che ho capito faceva utili e aveva successo. E come mai nessuno ha tuonato contro l’operazione in difesa della “Israelianità della compagnia”? 😀

    • nahum נחום ha detto:

      Perche’ parte del pacchetto era l’impegno a mantenere i posti di lavoro in Israele. Visto che in nessun altro posto del mondo si trova gente con le stesse capacita’. Questo perche’ nella scuola israeliana non insegna gente cone Tondelli.

      • Mike - L'uomo da un braccio solo ha detto:

        Era una battuta riferita al caso di Alitalia, non so se te lo ricordi, quando stavano per venderla ai francesi ma poi Berlusconi si mise in mezzo. Non che poi là ci fossero in gioco delocalizzazioni, ma vabbé.

        Comunque, dal punto di vista delle politiche economiche come si dividono i partiti in Israele? Quali sono cioè quelli più di destra e più di sinistra?

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